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c’era un re in un’isola ch’era isolata assai -come no! ti dirò, l’immagine ormai sembra immaginaria, più che realtà fatto sta che un drago blu aggrediva ogni persona che andasse là
perché sapeva che nel castello viveva la Voce del Do, la Fanciulla del Do che così la chiamò la Regina la figlia del re
poiché un dì, cantandole una nuova ninna nanna “dormi do” lei provò a ripetere la sillaba finale e lì per lì rifiorì ogni rosa che avvizziva nel roseto -pensa tu! e il drago blu, saputolo, la voce prodigiosa volle per sé
Qui c’è il cielo che c’è, c’era il cielo che c’era, anche quello era blu, però il drago di più osò dare del tu perfino alla regina ed il re
Quindi lui, così parlò, parecchio prepotente (altroché!) “Dammi, o re, la figlia tua o tutto il territorio brucerò!” disse “no, “ non solo il re ma il popolo al completo “via di qua, o sarà l’esercito dei miei fedeli che ti scaccerà!”
Però alla sua mercè c’era un cielo di cera, il suo fuoco soffiò e la speranza sfumò, ma poi gli si parò, quella dolce sirena cantò, cantò la Principessa del Do
E lui si innamorò, e il suo fuoco richiuse Nel suo cuore che prima lo generò; Quello che non so è come una voce Le fiamme del cuore dominare può E il drago sfavillò In un lampo che dopo in un lampo passò
E la vita lasciò, ma non era dolore quel lampo che poi come un lampo passò; il suo cuore bruciò, ma di fiamme d’amore però, sì, d’amore quel cuore avvampò
Sì, lui si innamorò, ed il fuoco richiuse Nel cuore suo che prima lo generò; Quello che non so è come una voce Le fiamme del cuore dominare può E il drago sfavillò In un lampo che poi come un lampo passò
e una lacrima blu pianse la Principessa del Do…
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